Come trattare l’acqua sanitaria per prevenire la Legionella Pneumophila

Sanità

Definire efficaci misure di prevenzione in una struttura sanitaria vuol dire saper compiere decisioni importanti sulla base di dati e informazioni che si evolvono nel tempo. Da qui la necessità di un aggiornamento continuo capace di illuminare e supportare le scelte degli operatori.

Questo post nasce con l’intento di mettere a disposizione di chi è impegnato nella prevenzione della Legionella Pneumophila dati aggiornati su come trattare l’acqua sanitaria.

È ormai universalmente noto come il circuito dell’acqua calda sanitaria sia il maggiore fattore di rischio da tenere sotto controllo in una struttura ospedaliera. Agire su questo fronte è quindi decisivo, ma per farlo correttamente è necessario valutare con attenzione le possibili soluzioni alternative.

Come vedremo fra poco, studi e sperimentazioni recenti condotte presso alcune strutture ospedaliere italiane hanno dimostrato che i vari metodi di trattamento delle acque presentano differenti limitazioni d’uso e gradi di efficacia.

Il fattore di rischio n. 1 della Legionella Pneumophila: l’acqua sanitaria

Gli elementi che favoriscono la colonizzazione della Legionella pneumophila nel circuito di acqua calda di una struttura sanitaria possono essere di varia natura:

  • temperatura dell’acqua non omogenea in tutto l’impianto
  • ristagno delle acque (causato da ostruzione delle tubature o rami morti)
  • limitato e irregolare deflusso di acqua
  • biofilm e depositi di calcare
  • protozoi (in cui i batteri della Legionella prosperano al riparo dai disinfettanti).

Data l’ampia varietà di fattori di rischio risulta chiaro che una generica attività di disinfezione dell’impianto idrico non può garantire un’efficace azione preventiva. È necessario invece studiare misure idonee sulla base delle caratteristiche progettuali e dello stato di salute dei vostri impianti idrici.

Prevenire il rischio Legionella negli ospedali: come trattare l’acqua sanitaria

I metodi utilizzati nelle strutture sanitarie per combattere l’insorgere del batterio della Legionella Pneumophila possono essere di natura fisica o chimica.

Principali metodi fisici:

  • filtrazione
  • raggi UV
  • shock termici

Principali metodi chimici:

  • clorazione (ipoclorito di sodio)
  • biossido di cloro
  • monoclorammina

Misure di prevenzione del rischio Legionella: i metodi non sono tutti uguali

Per scegliere il metodo di prevenzione più adatto è necessario basarsi sul dato più importante di cui disponete: la conoscenza della vostra struttura. Analizziamo allora i diversi metodi alla luce della loro interazione con la struttura esistente e della loro efficacia complessiva.

Metodi fisici

Per mezzo di una sottile barriera meccanica il metodo della filtrazione permette l’eliminazione della Legionella dall’acqua nel punto di utilizzo. In questo caso tra le controindicazioni vanno ricordati i costi elevati di applicazione e la possibilità di innesco di una retro-contaminazione del circuito idrico.

L’irraggiamento con la luce ultravioletta consente di inattivare i batteri e ostacolarne la riproduzione. Nonostante il buon grado di disinfezione nell’area di applicazione, questo metodo non può essere utilizzato per interi edifici poiché non intacca la presenza della Legionella nel biofilm e nei punti di acqua stagnante.

Il metodo dello shock termico prevede un forte aumento della temperatura dell’acqua (70-80°) per un periodo prolungato di vari giorni e il relativo deflusso nella totalità dei punti di erogazione. Il suo effetto sistemico è però limitato dalla sua temporaneità, non impedisce cioè la ricolonizzazione dell’impianto una volta svanito l’effetto iniziale. Inoltre, se l’impianto non è progettato per sostenere cicli periodici di innalzamento della temperatura su tutta la rete, può andare incontro a cedimenti prematuri.

Metodi chimici

Efficace nei trattamenti shock, il metodo della clorazione (o iperclorazione) a base di sodio ha lo svantaggio di far perdere all’acqua la potabilità, di innescare processi di corrosione delle tubature e di formare in alcuni casi sotto-prodotti tossici.

Molto in voga fino a pochi anni fa, l’utilizzo del biossido di cloro garantisce un elevato grado di azione biocida ma può formare sotto-prodotti tossici e danneggiare seriamente le strutture dell’impianto idrico, essendo intrinsecamente molto corrosivo sia sui metalli che sulle plastiche.

L’utilizzo della monoclorammina consente, oltre a un’elevata e duratura azione biocida, stabilità e persistenza di azione. Ha il grande vantaggio di conservare la potabilità dell’acqua e di non danneggiare i materiali delle tubature, inclusi quelli plastici. Infine ha la capacità di non generare sotto-prodotti tossici.

Un dato convincente: i risultati dell’utilizzo della monoclorammina nelle strutture sanitarie

Impiegato da molti anni negli USA, l’utilizzo della monoclorammina per la disinfezione degli impianti idrici si dimostra uno dei metodi più convincenti grazie all’elevata efficacia biocida e al basso potere ossidante che garantisce l’integrità delle tubazioni anche per periodi prolungati d’uso. La recente sperimentazione condotta in alcune strutture ospedaliere italiane ha confermato in maniera ancora più evidente gli studi preesistenti.

Nel caso di due ospedali siciliani (p.10) che presentavano una contaminazione da Legionella nel 100% dei punti analizzati, dopo un solo mese di disinfezione si è potuto osservare che la percentuale di punti positivi era scesa a 0%, a parità di parametri chimico-fisici e di presenza di sottoprodotti.
In un’altra struttura sanitaria dove l’uso del biossido di cloro non aveva fornito risultati soddisfacenti (28% di positività a fronte di 120 controlli), la successiva introduzione di monoclorammina ha completamente invertito la situazione. A partire dall’anno successivo i 165 controlli eseguiti hanno dimostrato la completa assenza del batterio.

Per concludere

I casi appena analizzati ci devono far riflettere. Vale la pena insistere su soluzioni conosciute che spesso si rivelano però inadeguate? O non è forse meglio analizzare con più cura il proprio impianto per scegliere la situazione più corretta per voi? È quanto approfondiremo nei prossimi post.

E se nel frattempo avete bisogno di ulteriori chiarimenti o volete condividere la vostra scriveteci qui.