Trattamento acque reflue: cosa prevede la legge

Trattamento Acque

Come fare per rendere a norma il mio impianto? Vediamo insieme i riferimenti normativi che regolano il trattamento delle acque reflue in Italia e capiamo i principali adempimenti.

Tre sono i principali riferimenti normativi che regolano il trattamento delle acque reflue in Italia:

  • Lgs. 152/1999
  • Lgs. 152/2006 – Testo Unico Ambientale
  • 20 novembre 2017, 167 – Legge europea 2017

Analizziamoli insieme per individuare i principali adempimenti che devi rispettare nella gestione del tuo impianto di depurazione di acque reflue.

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Trattamento acque reflue: i riferimenti normativi

Il D.Lgs. 152/1999 contiene il principio fondamentale in materia di trattamento di acque reflue, prescrivendo che “tutti gli scarichi devono essere autorizzati”.

Una regolare autorizzazione è la prima, semplice regola da rispettare se non vuoi incorrere in pesanti sanzioni.

Il D.Lgs. 152/2006, Testo Unico Ambientale, recepisce i principi del precedente decreto, fissando i valori massimi degli scarichi in funzione delle differenti tipologie di acque reflue: urbane, domestiche e industriali.

Negli articoli 16-18 della Legge 20 novembre 2017, 167, Legge europea 2017, vengono introdotte regole più severe per il monitoraggio degli inquinanti e nuove disposizioni sulla diffusione dei dati da parte delle autorità di controllo.

La funzione degli enti territoriali

Gli enti locali svolgono un’importante funzione di orientamento e controllo:

  • attraverso i Piani di tutela le Regioni classificano gli elementi inquinanti e il loro effetto sui differenti tipi di acque reflue
  • le Province si occupano, invece, del rilascio delle autorizzazioni per gli scarichi nelle acque superficiali, nel suolo o nella falda

Regioni e Province introducono spesso limiti più restrittivi rispetto alle norme nazionali.

Quando un impianto non è a norma: le sanzioni

A quali rischi posso andare incontro se il mio impianto di depurazione di acque reflue non rispetta la normativa?

Il superamento dei valori limite contenuti nell’allegato 5 del D.Lgs. 152/2006 può condurre a provvedimenti penali e sanzioni amministrative, che negli anni sono andati via via inasprendosi. Le possibili sanzioni:

  • arresto fino a due anni
  • ammenda fino a 30.000 Euro

Non vale proprio la pena rischiare. Piuttosto poni a te stesso 2 semplici domande:

  • conosco le condizioni operative del mio impianto?
  • come faccio a essere certo che il mio impianto sia sempre in grado di rispettare la qualità dello scarico prevista dalla normativa, anche nei momenti di maggior carico inquinante?

Una cosa è certa: adottando le corrette soluzioni oggi disponibili sul mercato, non solo puoi evitare le sanzioni previste dalla legge, ma riuscirai anche a rendere più efficiente ed economica la gestione del tuo impianto.

Come faccio a rendere il mio depuratore più efficiente?

Inutile girare intorno all’argomento: chi ha la responsabilità legale nella gestione di un impianto per la depurazione di acque reflue cerca sicurezza, risposte chiare e soluzioni efficaci.

L’efficienza e la conformità del tuo impianto agli standard normativi sono collegati a una molteplicità di fattori, tra cui: il refluo da trattare, le caratteristiche strutturali (l’eventuale sottodimensionamento dell’impianto) e la gestione operativa del depuratore.

Uno dei problemi più importanti negli impianti di trattamento acque di tipo biologico, si verifica quando la vasca non è sufficientemente ossigenata: che cosa può succedere in questo caso?

  • proliferazione di batteri filamentosi
  • sviluppo di processi anaerobici indesiderati
  • generazione di sostanze maleodoranti

Tutto questo può produrre una sensibile variazione nella funzionalità del tuo impianto, peggiorando drasticamente la qualità del tuo refluo allo scarico.

Sapevi, per esempio, che i batteri filamentosi sono la causa di schiume che tendono nel breve periodo a diminuire il livello di efficienza del tuo impianto?

Obblighi di legge e gestione degli impianti: come orientarsi

Districarsi tra adempimenti normativi ed esigenze di efficienza è davvero impossibile?

No, le soluzioni ci sono ma è necessario informarsi correttamente e affidarsi a chi opera da anni nel settore degli impianti di depurazione di acque reflue.

A fronte del peggioramento delle condizioni del tuo impianto, potresti per esempio essere tentato dall’idea di ammodernare vecchi sistemi di areazione superficiali con nuove apparecchiature sommerse di ultima generazione. Hai mai pensato però alle conseguenze?

Proviamo a elencarne alcune:

  • fermo impianto di svariati giorni
  • alti costi di investimento
  • necessità di opere strutturali
  • manutenzioni

In più queste opere portano spesso a miglioramenti non risolutivi.

Che fare allora?

Esistono per esempio soluzioni basate sull’introduzione in vasca di ossigeno puro, che risolvono efficacemente la scarsa ossigenazione di un impianto per il trattamento di acque reflue.

Lo sapevi che questo intervento si può fare in poche ore, senza la necessità di svuotare le vasche?

Ecco alcuni vantaggi:

  • nessun intervento strutturale
  • abbattimento delle emissioni VOC
  • diminuzione di aereosol
  • riduzione del consumo energetico

Gli effetti di questo tipo di intervento, che non prevedono neanche lo svuotamento della vasca, sono già visibili nel giro di pochi giorni.

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